Il paese a metà… (o per meglio dire… “il Borgo a metà”)

Eccoci qua: siamo quelli dell’altra metà del paese, “…quelli che non contano”. Ci presentiamo raccontandovi una piccola storia… C’era una volta nel cuore dell’Irpinia un simpaticissimo paese felice dove la gente viveva allegramente, il clima era temperato e le stagioni perfette rendevano il soggiorno sempre molto piacevole. I cittadini erano operosi e si dividevano nelle varie attività di lavoro tra artigianato, commercio e professioni di alto prestigio. Questo paese aveva in sé tutto quello che a quel tempo era necessario per l’autosufficienza di una comunità: scuole, uffici, attività produttive, ospedale, grandi personaggi di cultura e non solo. L’unico problema di questo paese, era l’esistenza del Signore Oscuro”. Questo era molto forte, i suoi poteri erano riconosciuti dall’intera nazione e li esercitava con grande autorevolezza.

Un giorno purtroppo una grande catastrofe colpì duramente tutto il territorio, vi morirono tante persone e si distrussero quasi tutte le case, il dolore fu tanto, che ancora oggi ne portiamo il segno tutti quanti. Quando questo avvenne, il Signore Oscuro pensò di far gestire la ricostruzione del paese felice ai cittadini meno dotati di idee e di capacità, poiché se avesse lasciato che prendessero il comando le menti più brillanti si rischiava di ricostruirlo più bello e più grande di prima dando così maggiore gonfiore alla superbia dei cittadini, già smisurata da prima.

Questi personaggi, quelli appunto meno dotati di capacità e di idee, in cambio della loro obbedienza e complicità nell’attuazione del piano, ottennero ottimi e comodi lavori molto ben retribuiti. A questi, il signore oscuro impartì ordini precisi: …ricostruite il meno possibile, abbiate cura di farlo nel peggior modo possibile, e ricordatevi di farlo comunque… a metà

Favole a parte, a quanti di voi è mai capitato, viaggiando per città e ogni luogo, di incontrare un paese perfettamente diviso a metà. Ovvero tra ricostruito e non ricostruito, fruibile e non fruibile, edificio e rudere, abitato e abbandonato, giusto e sbagliato, bello e brutto.

Il paese a metà dunque, ricostruito nel peggior modo possibile…, e non è più neanche un paese: è un borgodi scarsi quattromila abitanti, per l’esattezza è un borgo a metà come lo vediamo in ogni strada, in ogni angolo, in ogni edificio o piazza su cui posiamo lo sguardo.

Quindi da Via IV novembre a Via Criscuoli, dalla Piazza De Sanctis a Via Petrile, dal nuovo stadio di calcio al vecchio campo in borgo San Rocco, dal nuovo Municipio all’ospedale che è per metà ospedale e metà Don Gnocchi, è un continuo esempio di cose fatte a metà, ma l’esempio più calzante lo danno le case costruite in zona ex campo tedesco, tagliate perfettamente a metà come da un gigantesco bisturi… come un monito a futura memoria.