I QUARANTENNI DEL TERREMOTO

In questi giorni ricorre il 41° compleanno dei famosi quarantenni del terremoto, e noi cogliamo l’occasione per far loro i nostri più sinceri e calorosi auguri. Ma chi sono questi quarantenni? Chi sono e perché sono importanti per il nostro paese.

Diciamo subito che non si tratta di quelli nati quarantuno anni fa, ma bensì di quella schiera di personaggi che viene da prima del terremoto, dagli anni settanta per intenderci, quelli della generazione de “eravamo felici e ridevamo di noi…”

Peccato però che ridevano solo loro, o meglio, solo quelli figli della borghesia di allora, i figli della classe impiegatizia o professionista benestante.

A quell’epoca queste persone vivevano agiatamente e si atteggiavano a élite di cultura superiore non solo verso i propri paesani ma anche e specialmente nei riguardi degli abitanti degli altri paesi.

Il senso di superiorità li ha accompagnati sempre, e persino quelli meno abbienti che li frequentavano, che pur non appartenevano all’élite, si sentivano degni di essere come loro e perciò avevano il loro stesso atteggiamento.

Questi, pur essendo nella realtà come tutto il resto della popolazione di allora poveri e spesso indigenti, erano convinti però di appartenere a quella borghesia dandosi spesso un tono tanto saccente e superiore, quanto completamente fuori luogo, dal ché il soprannome di “strazza-guanti”.

Ecco, questi personaggi sono importanti per noi del paese a metà, perché ci hanno traghettato durante l’emergenza del terremoto, sono loro che hanno gestito tutta la ricostruzione occupando i vari ruoli socio-politici di importanza strategica nel nostro paese, sono loro che infine hanno fatto tutte le scelte che si imponevano allora e di cui oggi, purtroppo, ne vediamo i risultati.

Per carità non vogliamo giudicare poiché è facile farlo oggi che sappiamo come è andata a finire, non critici dunque, ma tiriamo le somme.

A questi personaggi vogliamo dire che noi tutti li vogliamo bene, sappiamo che si sono impegnati e che hanno fatto tutto quello che erano in grado di fare, sono arrivati fin dove i loro limiti glielo hanno permesso, a loro vogliamo dire grazie di tutto quello che avete fatto, però adesso fermatevi qua, riposatevi e curatevi gli hobby.

Per concludere, e speranzosi in una soluzione, rivolgiamo un appello a coloro che pur appartenendo a questa categoria non hanno traghettato niente, poiché per loro necessità hanno sempre vissuto fuori, diteglielo anche voi… per favore.