La Sacra Rappresentazione del venerdì santo

Il soggiorno presso l’Albergo Diffuso Borgo Sant’Angelo nel periodo di Pasqua sarà l’occasione per presenziare a una rievocazione storica che si svolge ogni anno a Gualdo Tadino, nella splendida cornice delle sue vie medioevali e che riguarda la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. E’ la Rappresentazione sacra del Venerdì Santo altrimenti detta anche “rappresentazione dei Misteri”. Le sue origini sono antichissime e diversi storici hanno confermato che si può far risalire all’anno in cui è stata fondata la stessa cittadina umbra, cioè nel 1237. Il centro storico di Gualdo Tadino si trova proprio sul colle Sant’Angelo, al di sotto della pittoresca Rocca Flea dove si svolge la processione.
L’idea di rappresentare la Passione del Cristo è dovuta all’iniziativa tramandata nei secoli dalla Confraternita di Santa Maria dei Raccomandati, che pur essendo laica ha saputo dare un volto estremamente sentito, affascinante ed emozionante allo stesso tempo a questa rievocazione.
Buona parte della popolazione è impegnata molto tempo prima nei preparativi, che riguardano la creazione o l’adattamento dei vestiti dell’epoca, gli oggetti usati durante tutta la processione e l’intera organizzazione logistica, comprese le luci e le rispettive parti sceniche delle varie fasi (Flagellazione, salita al monte Calvario, Crocifissione e morte di Gesù) e della parte finale che avviene in piazza. I partecipanti sono in tutto circa 220 e attraversano l’intero centro storico la sera del Venerdì Santo a partire dalle 20.30. La processione si svolge in modo molto lento con momenti particolarmente intensi. La passione del Venerdì Santo a Gualdo Tadino è uno degli eventi più emozionanti dell’anno, durante il quale la processione dei Misteri unisce in un’unica grande compartecipazione tutti i cittadini e i visitatori. La tensione anche nelle fasi precedenti è palpabile nell’aria e tutti sono in trepidante attesa nel vedere i vari personaggi sfilare. E’ curioso come in questa processione sia il “popolo” a osservare la processione che passa davanti alle proprie case e non a seguire i vari simulacri. Questo particolare accomuna molte delle processioni di rievocazione della Passione di Cristo nella zona e nel resto del mondo, dove i fedeli sono “spettatori” di fronte alla sofferenza pasquale.
Anche l’illuminazione della cittadina concorre alla creazione di questa atmosfera suggestiva e carica di devozione popolare. Le luci sono soffuse e rappresentate soltanto da torce, lampade e lumini che segnano tutto il percorso. Lo snodarsi della processione è a accompagnato da uno strumento antichissimo chiamato “battistrangola“, che in realtà è la versione antica del “sistro” egizio, arrivato fino a noi attraverso i culti pagani di Iside che esistevano prima dell’avvento del cristianesimo durante l’impero romano. Il retaggio di questo strumento è passato poi nei riti cristiani e in particolare nelle processioni, ed è arrivato fino ai giorni nostri.
A differenza di quello egiziano che emette un suono cadenzato, come a indicare il passare degli anni della vita, la battistrangola invece emette un suono stridulo, quasi a ricordare al popolo l’asprezza e la crudeltà i colpi inferti sul corpo del Cristo. Sono i membri della confraternita che annunciano l’arrivo della processione proprio con questo strumento.
Alcuni storici e studiosi delle processioni tradizionali sacre durante il “Triduo Pasquale” che coincide con i riti della settimana santa, fanno ricondurre l’uso di questo strumento che produce un suono forte, alla sostituzione dei rintocchi delle campane.
La tradizione cristiana vuole infatti che il Venerdì Santo sia l’unico giorno in cui le campane non possono essere suonate perché in realtà non si celebra alcuna messa, in segno di lutto per la morte di Cristo. Questo silenzio dura fino alla mattina della domenica di Pasqua, quando invece viene annunciata al popolo la resurrezione proprio con le campane suonate a festa.
La processione di Gualdo Tadino nel rappresentare la Passione di Cristo è carica di simbolismi e di riminiscenze antiche nel manifestare la devozione popolare, a cominciare dai seguaci della Confraternita di Santa Maria dei Raccomandati che sfilano disposti su due ali con una tunica e un cappuccio completamente bianchi.
Il cappuccio serve a celare l’identità del fedele laico che rende omaggio al Cristo e compie questo cammino senza voler mostrare il suo volto, in segno di pentimento e prostrazione. Il bianco invece indica nella tradizione cristiana il “lavacro di rigenerazione” che monda dai peccati per chi vuole presentarsi davanti al Signore in vesti candide e finalmente pure. I membri della confraternita e i coristi cantano per tutta la durata della processione i salmi e le antiche laudi.
I 220 partecipanti durante la processione storica sono equamente divisi tra i quattordici quadri o “stazioni” della Via Crucis. Ogni stazione viene preceduta da un bambino che regge un riquadro in stoffa, dove si legge il titolo della stazione. Tutto avviene in un religioso silenzio, rotto soltanto dalle catene, dalla croce che tocca per terra, dalle frustate che si sentono nella stazione dove Gesù viene flagellato dai centurioni romani e dai cavalli.
Gli abitanti di Gualdo Tadino e i visitatori assistono anche loro silenziosi, guardando sfilare tutti i personaggi della processione. Le varie “stazioni” vanno dalla cattura di Gesù al suo interrogatorio davanti a Pilato avvolto nella tunica di porpora e coronato di spine, al Cristo caricato della croce fino al suo incontro con la madre e alla caduta.
In alcune delle ultime edizioni, a seguito della ricerca scrupolosa di alcuni cittadini e studiosi di tradizioni di Gualdo Tadino, sono stati introdotti alcuni momenti che risalgono alle processioni che si tenevano tra il tardo Medioevo e il Rinascimento, dove venivano letti dei passi dei vangeli sul processo e sulla Crocifissione e morte di Gesù. Una voce fuori campo dunque legge alcune frasi significative del Laudario Lirico.
Nella rappresentazione sacra della Passione di Cristo è presente anche nella parte finale della processione, la Confraternita della Ss. Trinità, che indossa una tunica rossa e custodisce il simulacro del Cristo Morto. Anche in questo caso i membri sono disposti su due file parallele e guidati in testa dal un portatore della croce.
Il Cristo morto, che attraversa le vie della cittadina, viene adagiato su una sorta di lettiga in legno sormontata da un baldacchino sempre di colore rosso e per tradizione è custodito nella Chiesa di San Francesco.
E’ qui che i membri della Confraternita della Ss. Trinità partecipano all’adorazione durante il pomeriggio del Venerdì Santo, insieme alla popolazione. Subito dietro viene portata la statua della Madonna Addolorata, tradizionalmente vestita di nero e con il cuore stilizzato trafitto da 7 spade.
La processione arriva dunque fino alla crocifissione e morte del Cristo, che avviene in Piazza Martiri, dove tutta la popolazione assiste al tragico epilogo. Le tre croci sono sistemate su un palco, in modo che, sia la popolazione che i numerosi turisti che ogni anno scelgono Gualdo Tadino per trascorrere le vacanze pasquali, possano osservare ciò che accade.
E’ in questo momento particolare e carico di sofferenza che si concentra e si libera tutta la tensione religiosa e di devozione che ha toccato ognuno di quelli che hanno seguito la processione.
La gente è visibilmente commossa, alcuni pregano, altri ascoltano la lettura delle Laudi della Confraternita di Santa Maria dei Raccomandati in un italiano aulico, che scandiscono gli accadimenti mentre Gesù si trova già sulla croce: l’affidamento a Giovanni di sua madre Maria, la richiesta di acqua e la spugna imbevuta di aceto, il costato trafitto dalla lancia e infine la morte, poco dopo la quale il cielo si oscurò e la terra venne scossa da un terribile fragore con decine di morti nei sepolcri che risuscitarono. Sul palco in questi momenti ci sono le luci a sottolineare quello che accade e l’audio tra tuoni e rumori sinistri che sottolineano il momento culminante.
La storica Processione del Venerdì Santo di Gualdo Tadino ha quel fascino antico che incanta chiunque abbia avuto l’occasione di assistervi anche una sola volta.
La compostezza e l’ordine di chi lentamente passa davanti alle case dei propri concittadini intenerisce e predispone allo spirito pasquale. Dopo il lutto si attende il giorno di festa, quello di Pasqua dove il buio della tristezza e del dolore lascia spazio alla luce della gioia della Resurrezione.

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